UNA LIBERTA’ DA DIFENDERE A TUTTI I COSTI

Una mattina di Luglio ero in una zona di Roma un po’ fuori mano per cercare un carburatorista che mi aveva segnalato un amico, dovevamo rimettere a nuovo la nostra vecchia Volvo Polar 240!

 

Sono capitata in un angolo di quelli che ancora a Roma fortunatamente si trovano…fuori dalla città, quelle zone antiche, verso la campagna e, come si dice a Roma: “bordo raccordo”. (per intendere vicino al raccordo anulare, la super strada che collega tutta Roma).

 

Un cancelletto e un piccolo piazzale con delle vecchie auto d’epoca, questo è ciò che rappresentava l’officina, niente più. Ancora non sapevo che quel posto mi avrebbe “arricchito” tanto il cuore.

 

Mentre aspettavo il mio turno il sole era  così forte che mi sono rifugiata all’ombra di alcuni alberi da frutto che erano stati fatti crescere spontaneamente  nel piccolo piazzale dell’officina.

 

Mi accorgo che in un angolo, in totale silenzio c’era un uomo, di quelli che in volto hanno i segni di una vita vissuta intensamente…era lì, con la sua zappa a riordinare il suo orticello.

 

Mi sono avvicinata a lui in punta di piedi, non volevo disturbarlo, si capiva che quello era il suo mondo…quello di ieri e anche di oggi.

 

Mentre alzavo lo sguardo verso l’albero di prugne che fortunatamente mi stava proteggendo dall’afa estiva, ho sentito alle mie spalle una voce che si rivolgeva a me:

 

 “L’altra settimana mi sono arrampicato con la scala per raccoglierle ma mio nipote si è arrabbiato con me perché ha avuto paura che io potessi cadere”.

 

Era lui.

 

Quell’anziano signore con dolcezza, mi raccontava di un gesto d’amore nei suoi confronti da parte del nipote con il quale oggi si ritrovava a condividere casa, ma nei suoi occhi era fortissima la luce di chi non avrebbe voluto dargliela vinta…lui quelle prugne voleva andarsele a prendere da SOLO.

 

Ho capito da subito che non aspettava altro che una scusa per poter parlare con qualcuno,  ed io non me ne sarei mai andata.

 

Si appoggia alla sua zappa e comincia a raccontare…

 

Della sua vita, intensa.

 

Di quando era piccolo e di come il quartiere in cui era nato era così diverso da oggi.

 

Della guerra.

 

Mi racconta gonfio di orgoglio nel petto di come aveva piantato da solo i suoi pomodori.

 

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“Perché sa, signorina, le mie figlie volevano rinchiudermi in un posto con altri anziani come me, perché avevano paura vista la mia età”.

 

Io non dicevo nulla, ascoltavo in silenzio ogni sua parola.

 

“Ma io l’ho detto alle mie figlie: finchè vivrò io là dentro non ci vado”

 

L’ha “urlato”, con forza, a modo suo.

 

Un’indipendenza ed una vita propria che difendeva con tutta la tenacia che aveva dovuto  imparare ad avere nella sua vita.

 

Un messaggio di vita che capita ancora oggi di ricevere ogni tanto, quando ci si ferma a parlare con quegli uomini o quelle donne che ti fanno tornare indietro nel tempo e  catturare attimi di una storia che ci appartiene.

 

Non l’avrei più lasciato quell’uomo. Avrei voluto farlo parlare per ore.

 

Quella determinazione che aveva avuto con la sua famiglia infondo era niente in confronto a quella che aveva provato altre mille volte nel corso dei suoi anni.

 

Lui voleva continuare a vivere ma a modo suo.

 

 

Io gli ho sorriso annuendo e lui ha capito tutto.

 

 

Infondo, qualcuno che gli diceva di stare attento già ce l’aveva.